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Il maggiore centro produttivo dedicato
all’abbigliamento è ubicato
nel territorio del Comune di Cavarzere,
che conta circa 120 unità locali,
dove vengono confezionati capi di maglieria
esterna per uomo, donna e bambino, completi,
giacche, gonne e pantaloni, giubboni, calze
uomo/donna, abiti da sera, cravatte, foulards.
Gli altri Comuni della provincia di
Venezia appartenenti a questo polo produttivo sono
Chioggia e Cona.
Il tessuto viene invece
prodotto principalmente nell’area
del veneziano, dove, anche nel centro storico
della città lagunare, si trovano
alcune importanti aziende dedite alla produzione
di velluti dipinti a mano, soprarizzi,
lampassi, damaschi, jacquard filati a mano
su riproduzioni di telai del XVIII secolo.
Degna di nota risulta essere anche la
produzione di: borse donna in pelle e in
tessuto sintetico, coperte e trapunte,
abbigliamento per neonati, tessuti di cotone
in pezzame, tessuto denim, biancheria intima
femminile e maschile, biancheria per la
casa, filati di fibre tessili sintetiche,
lampade rivestite in seta.
Per quanto riguarda le esportazione
del comparto del tessile-abbigliamento, il
2007 si è attestato su un valore di
export superiore ai 267 milioni di euro,
registrando un incremento del 6,9% rispetto
al 2006.
Va
ricordata, per la sua storia e tradizione
produttiva, la lavorazione del merletto
di Burano, che si diffuse nella
repubblica di Venezia intorno al 1500.
La leggenda narra che un giovane marinaio
veneziano portò in dono da mari
lontani alla sua amata un’alga marina
e che lei, volendo conservare per sempre
il caro ricordo, ne copiò esattamente
i delicati contorni e i trafori usando
del semplice filo.
Con
il passare degli anni, i merletti di Burano
divennero sempre più ambiti
e richiesti in tutta Europa, tanto che per opera di Caterina de Medici e del
Ministro Colbert alcune merlettaie di Burano si trasferirono in Francia per
lavorare il “Punto in aria” (punto tipico del merletto di Burano).
Nel 1665 il "Punto in aria" divenne "Point de France" iniziando
così una forte concorrenza al merletto di Burano. Nonostante ciò,
il punto di Francia non riuscì mai ad eguagliare quello veneziano. I
veneziani avevano fatto del pizzo un’arte, i francesi un’industria.
Nel 1797, con la fine della repubblica veneta, finì anche la produzione
del merletto, che divenne un’attività esclusivamente di stampo
familiare.
L’inverno del 1872 fu molto freddo, e per l’economia di Burano,
basata esclusivamente sulla pesca, rappresentò una vera tragedia. Fu
allora che, grazie all’interessamento della contessa Andriana Marcello
e dell’onorevole Paolo Fambri, l’arte del merletto ad ago rinacque.
Ritornarono in auge il "Punto in Aria" ed il "Punto rosa" e
venne istituita la Scuola del Merletto di Burano, tanto che
nell’800 il merletto ad ago divenne la principale risorsa per l’isola
di Burano.
La produzione della scuola ebbe un continuo crescendo fino al 1915, anno in
cui scoppiò la prima guerra mondiale, che segnò un rallentamento
nella domanda di merletti di Burano, a cui seguì una ripresa favorita
dalle richieste provenienti dall’estero.
Durante la seconda guerra mondiale e negli anni successivi la Scuola attraversò dei
periodi buoni contrapposti ad altri meno prosperi, fino a che nel 1972 venne
definitivamente chiusa.
Le signore che oggi conoscono l’arte del “merletto ad ago” sono
molto poche e lavorano nelle proprie abitazioni. Ciò rende quest’arte
ancora più preziosa e i suoi manufatti sono da considerarsi delle vere
e proprie opere d’arte.
Per poter ammirare lo sviluppo attraverso i secoli di questa tradizione artistica,
si consiglia la visita al Museo
del Merletto, dove sono raccolti oltre duecento rari e preziosi manufatti,
che testimoniano la produzione dal ‘500 al ‘900.
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